Parte in Sicilia la
partecipazione incentivata all’accertamento dei tributi erariali. I Comuni
siciliani hanno trasmesso 950 segnalazioni qualificate di fenomeni d’evasione
di tributi erariali. I dati solo stati presentati dal Direttore regionale
dell’Agenzia delle Entrate della Sicilia, Antonino Gentile, nell’ambito del
Convegno che si è svolto il 30 giugno presso la Galleria d’Arte Moderna di
Palermo sul tema “La CollaborAzione tra Agenzia delle Entrate, Guardia di
Finanza e Comuni siciliani nella lotta all’evasione fiscale”. Il Convegno è
stato organizzato con la collaborazione del Comune di Palermo, AnciSicilia,
Direzione Regionale della Sicilia dell’Agenzia delle Entrate, Comando Regione
Sicilia della Guardia di Finanza e Ifel.
Le Direzioni Provinciali siciliane dell’Agenzia delle Entrate, nel biennio
appena trascorso (2013-2014) hanno notificato 304 avvisi di accertamento per un
maggior imponibile accertato di 33 milioni di euro e una maggiore imposta evasa
che supera i 5 milioni di euro. Un vero e proprio balzo in avanti sia per le
segnalazioni (190 segnalazioni trasmesse nel 2013; 610 segnalazioni nel 2014;
150 segnalazioni nel primo semestre 2015), sia per le maggiori imposte
accertate (euro 147.682 nel 2013 e 5.163.288 nel 2014, di cui oltre il 50% è
stato già definito dai contribuenti).
Un team di esperti dell’Agenzia delle
Entrate, Guardia di Finanza, Ancisicilia, nel 2013, hanno elaborato una strategia per contrastare l’evasione
fiscale, mettendo in campo appositi percorsi di indagine di agevole attuazione
poiché realizzati tenendo conto delle specificità locali.
La Direzione Regionale della Sicilia ha poi fatto da volano, istituendo, nel
2013, una rete di Referenti provinciali e regionali con il compito di mantenere
costanti rapporti di collaborazione e assistenza con i Comuni aderenti al
Protocollo d’Intesa siglato tra le istituzioni coinvolte.
Nel biennio, con la collaborazione della Guardia di Finanza – Comando Regione
Sicilia, Ancisicilia e Ifel, sono stati formati 134 Comuni siciliani e oltre
450 tra funzionari e dirigenti delle amministrazioni comunali.
il Comune che ha trasmesso più segnalazioni dal 2013 a oggi va a Palermo (214);
le segnalazioni più proficue nel biennio appena trascorso (2013/2014) sono
pervenute dallo stesso capoluogo e da Catania, che rispettivamente hanno
consentito di accertare una maggiore imposta di quasi un milione di euro e di
quasi due milioni di euro. Tra i piccoli Comuni, particolarmente rilevanti sono
state le segnalazioni di Acireale, che hanno consentito di accertare oltre 280
mila euro di imposte; a seguire Noto con 270 mila euro di imposte evase
accertate.
Il riassunto delle
segnalazioni dei Comuni siciliani evidenzia una concentrazione nell’ambito
“proprietà edilizia e patrimonio immobiliare” (40%), che individua
principalmente i fenomeni di evasione dei redditi fondiari in tendenza con il
dato nazionale. L’ambito più proficuo, però, è quello relativo al “commercio e
professioni” che, a fronte di un numero minore di segnalazioni, ha totalizzato
quasi tre milioni di maggiore imposta accertata.
In termini di proficuità, al secondo posto (oltre un milione di euro di
maggiore imposta accertata) si collocano le segnalazioni dell’ambito
“disponibilità di beni indicativi di capacità contributiva”. Quest’ultimo
ambito intercetta ordinariamente fenomeni di evasione che conducono ad
accertamenti fiscali, tramite lo strumento del redditometro, nei confronti di
quei contribuenti che manifestano una capacità di spesa superiore ai redditi
dichiarati; tuttavia, nell’esperienza locale, questa tipologia di segnalazioni
ha condotto ad accertamenti analitici per reddito di impresa.
Quasi 200 segnalazioni,
effettuate principalmente da Palermo e Catania, hanno evidenziato una spesso
macroscopica discordanza tra il numero delle autorizzazioni alla sepoltura
rilasciate dagli uffici comunali preposti agli impresari di pompe funebri e i
dati forniti dagli stessi al fisco.
Eclatante il caso del titolare di un’agenzia di onoranze funebri dell’isola
che, a fronte di 74 servizi funebri dichiarati al fisco, aveva ottenuto dal
comune competente 126 autorizzazioni, con una differenza di ricavi accertata
pari a circa 100mila euro.
Succede anche che a forza di frequentare il cimitero, l’impresa di pompe
funebri diventi “fantasma” e pur avendo richiesto 124 autorizzazioni per
servizi funebri abbia omesso di dichiararle al fisco. La segnalazione ha
condotto all’iscrizione a ruolo di maggiori somme (imposte, interessi e
sanzione) complessivamente dovute all’erario per oltre 300mila euro.
Alcuni accertamenti ICI hanno una doppia
proficuità. Una semplice interrogazione della banca dati messa, a disposizione
dall’Agenzia delle Entrate, ha infatti evidenziato che una persona fisica
destinataria di un accertamento per mancato pagamento dell’ICI aveva omesso altresì
di dichiarare l’immobile al fisco. L’accertamento dell’Agenzia delle Entrate ha
recuperato oltre 16mila euro di imposta, più interessi e sanzione.
Un percorso virtuoso è stato seguito da un altro comune siciliano che,
semplicemente incrociando le informazioni relative ai contribuenti ICI con i
dati della Anagrafe tributaria, consultabili tramite l’applicativo a
disposizione dei comuni Siatel-PuntoFisco, ha individuato un contribuente che
pagava l’ICI ma aveva omesso di dichiarare i redditi fondiari, tra cui
rilevanti redditi per locazione di fabbricati. Il conseguente accertamento
della competente Direzione Provinciale ha consentito di recuperare oltre 60mila
euro di imposta evasa, più interessi e sanzione. Incrociando i dati tra
le cessioni di terreni edificabili e le dichiarazioni dei redditi presentate
dai venditori, un piccolo comune siciliano ha segnalato l’omessa dichiarazione
della plusvalenza immobiliare conseguita dal cedente l’immobile. Dalla
segnalazione, a seguito di approfondimenti istruttori della Direzione
Provinciale competente, è emersa l’omessa dichiarazione di una plusvalenza di
oltre 230mila euro. La compravendita effettuata dal proprietario del terreno
edificabile senza dichiarare alcuna plusvalenza è stata contestata agli eredi,
che in quanto tali hanno però risparmiato sulle sanzioni.
. Nell’ambito di
controlli effettuati per attività di contrasto agli abusi edilizi, gli agenti
di polizia municipale hanno individuato la realizzazione abusiva di un locale
adibito a bar/discoteca, nella disponibilità di una ente non commerciale. A
seguito della segnalazione qualificata, l’Agenzia delle Entrate ha effettuato
una verifica, che ha consentito di constatare l’omessa dichiarazione di ricavi,
sia ai fini del reddito d’impresa sia ai fini Iva, derivanti dall’attività
commerciale svolta dall’ente nel locale abusivo.